STATI UNITI D’EUROPA

Stamattina tutta Italia si è svegliata in una grande zona arancione. Dopo poco più di due settimane dalla rilevazione del primo caso di coronavirus, si rendono omogenee le regole sul territorio nazionale. Il Sud si è sacrificato per tutti questi giorni, esponendosi al rischio del contagio, pur di sostenere l’economia del paese. Adesso sono rimasti per strada i lavoratori e le lavoratrici che non hanno modo di avvalersi del telelavoro e che purtroppo sono ancora la stragrande maggioranza.

In tempi di guerra bisogna mettere al riparo i civili, per lasciare campo libero a chi sta combattendo la battaglia in prima linea. Devono rimanere attivi solo i presidi essenziali. Non è un bene che continuino a funzionare fabbriche e uffici, a circolare aerei, treni e bus, senza che ci sia stato uno scatto deciso nella qualità dei servizi di igienizzazione su scala nazionale.

Per questo abbiamo bisogno dell’Europa. L’Italia da sola non può avere la forza della Cina, perché la nostra dimensione è esattamente sovrapponibile alla provincia cinese di Hubei in termini di popolazione.
1.400.000.000 di cinesi si sono concentrati su questa provincia, dove è scoppiato il principale focolaio, per soffocare l’epidemia.
L’Europa lascia scorrere i giorni e si preoccupa di non sospendere il trattato di Schengen, proprio quando ce ne sarebbe un dannato bisogno.
L’intero continente deve fermarsi in blocco almeno 3 settimane, per salvare l’Italia e se stesso, garantendo a tutti i suoi cittadini le risorse necessarie per superare questa emergenza sanitaria.
La fragilità del sistema europeo è alla base del fallimento che ci ha portato a questo disastro. Dalla tragedia sociale ed economica l’Europa può uscire polverizzata, o può reagire dando vita al più grande processo redistributivo della sua storia.
Alla nostra generazione sta la responsabilità di rivendicare questo processo e di lavorare all’unificazione europea. Perché in un mondo di giganti siamo già in forte ritardo nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

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