SIAMO EUROPEI

In questi giorni ci stiamo ponendo tante domande senza trovare risposte che possano aiutarci a dare una spiegazione a quanto sta accadendo. Ho seguito gli sviluppi di questa pandemia fin da quando si è manifestata in tutta la sua potenza nella provincia cinese di Hubei.

Facciamo fatica a comprendere e a leggere i dati che ci vengono forniti ogni giorno dal bollettino della protezione civile. In tanti preferiamo non tenere conto del fattore fondamentale per analizzare tutta questa storia: siamo un paese alle pezze dopo trenta anni di tagli alla spesa pubblica. Non abbiamo strumenti adeguati per affrontare questa epidemia. Dal punto di vista materiale ci mancano medici, posti letto, macchinari medicali, tamponi, servizi. Dal punto di vista culturale non viviamo un’emergenza così da generazioni, quindi non riusciamo ad accettare quanto accade e a reagire in modo appropriato. Stiamo giocando in difesa con il virus, ma non abbiamo alternative. Anche perché abbiamo sottovalutato e riconosciuto troppo tardi l’insorgere del problema, ma questo ritardo non è da imputare ai medici, bensì alla sintomatologia di un virus che ha la capacità di riprodursi in modo particolarmente subdolo. Sicuramente ci saranno stati altri decessi (sono documentati) in Lombardia nelle settimane antecedenti alla rilevazione del paziente 1 e molto probabilmente l’epidemia è partita intorno a Natale. Un po’ prima o un po’ dopo. Alcuni scienziati fanno risalire l’arrivo del virus a novembre, ma non c’è una visione univoca, come su tutto il resto. La mia considerazione, oltre che far riferimento alla statistica, nasce dal fatto che se ci fossero state diverse infezioni mature prima della vacanze natalizie, il virus sarebbe arrivato al Sud molto prima.Dalle statistiche disponibili il numero dei contagi, in condizioni ordinarie, raddoppia ogni quattro giorni. Non è difficile immaginare che i pazienti 0 siano stati più di uno e in diversi paesi europei.

Perché l’epidemia sia scoppiata nella regione più densamente popolata e attiva d’Italia è facile da intuire. In Lombardia c’è un’altissima concentrazione di popolazione e frequenza di scambi e relazioni sociali, nonché il maggior numero di collegamenti internazionali d’Italia. Qui l’epidemia trova terreno fertile, esattamente come a Wuhan, principale snodo logistico della Cina. Dove la densità di popolazione è più bassa il virus si moltiplica più lentamente. Vedi Basilicata e Molise. Il tasso di mortalità delle infezioni dal Coronavirus aumenta vertiginosamente nel caso in cui non ci siano le condizioni per fornire tempestivo ed adeguato supporto respiratorio in fase critica. Purtroppo è quello sta avvenendo in queste ore in Lombardia.

In questa vicenda si nota la differenza organizzativa e di approccio ad un problema che richiede risposte sia scientifiche che politiche. In Corea del Nord, ad esempio, dove sono più preparati ed organizzati di noi per affrontare questi problemi, hanno scelto la strategia di fare tamponi a tappeto, riuscendo al momento ad arginare il contagio. In Iran hanno negato fino alla morte di due deputati e al contagio di tutti i componenti del governo. In Giappone, nonostante il dramma della Diamond Princess ancorata per un mese nel porto di Yokohama, lo stanno controllando con tutte le loro forze per non correre il rischio di perdere le olimpiadi. L’esperienza cinese è quella più nota e documentata, ma ogni paese evidenzia in questa occasione le sue specificità politiche e culturali. Per adesso è stato scritto solo un piccolo capitolo di questa storia.

Sicuramente l’Italia si è imbarcata in un tentativo di gestione trasparente che la espone a grandi rischi, ma che sarà utilissimo per tutti gli scienziati del mondo. Nonostante i tentennamenti iniziali, l’attuale approccio del Governo italiano evidenzia il persistere di una cultura cristiano sociale di base che ci ha permesso di anteporre il valore della vita a quello dell’economia. Quindi, non sbagliamo a fare i conti, ma contiamo esattamente morti e pazienti critici, perché sono gli unici numeri oggettivi di cui disponiamo per provare ad intuire il numero degli attuali contagi. Risulta evidente che un problema di portata globale non può essere affrontato e risolto da un singolo paese. La Cina ci è riuscita da sola, ma è un paese che può contare più del triplo dell’intera popolazione europea. Quindi, per quanto ci riguarda serve con urgenza una seria strategia europea, come minimo. Nessuno può farcela da solo, ora più che mai. Vogliamoci bene. <3

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