ARROGANZA E IRRESPONSABILITÁ

La pandemia è un problema globale, un problema dell’umanità. A tutti coloro che continuano a filosofeggiare in merito ai dettagli dei provvedimenti assunti dal Governo o dalle autorità locali sembra sfuggire questo dato fondamentale.

In realtà credo che non sfugga a nessuno, ma questo dato renderebbe più complessa l’analisi e più difficili le risposte. Quindi è più facile, immediato e meno faticoso, polemizzare nei modi e nelle forme cui siamo sempre più abituati da quando esistono i social.

Questo fatto storico mi appassiona perché ho sempre amato e studiato la storia. Da anni non mi trovavo di fronte ad un processo del quale non riesco a prevedere l’esito, dopo un’interminabile fase caratterizzata da un dibattito politico centrato sull’effimero e sul sistematico accentramento della ricchezza su scala globale.

Sto facendo la mia parte, come tante e tanti. Dopo aver scelto l’auto quarantena, non senza rinunce e sacrifici, mi sono messo al lavoro per svolgere il ruolo che mi sono auto assegnato, ovvero dare il mio contributo alla crescita della consapevolezza. Non ho smesso per un attimo di sentirmi un privilegiato da quando è cominciata la quarantena, perché ho una casa dove farla, una moglie che amo con la quale condividerla e due gatti meravigliosi. Non ho smesso per un attimo di pensare a tutte e tutti coloro che erano in prima linea, a tutte le lavoratrici ed i lavoratori dei servizi essenziali e del manifatturiero che stanno continuando ad esporsi al contagio per consentirci di stare a casa. È quello che mi ha dato e mi da la motivazione per scrivere questi pensieri.

Quando tutto è cominciato, a gennaio, non riuscivo davvero a capire perché in un paese enorme come la Cina stessero accadendo cose incredibili a fronte di numeri che, visti da qui, apparivano davvero piccoli. Invece quei numeri erano già molto importanti e l’enormità della Cina ha consentito al paese di reagire in modo adeguato, a fronte di un sacrificio inedito nella sua storia, ma finalizzato a salvaguardare la popolazione ed il potere costituito.

Ciò che i cinesi hanno capito prima di tutti gli altri è che questa epidemia può dare vita a una crisi di sistema con la stessa velocità che caratterizza l’andamento dei contagi. Per questo il presidente cinese, dopo aver visto vacillare addirittura la sua autorità, ha imposto la legge marziale e scatenato l’inferno pur di fermare un’epidemia negata finché possibile. Il potere cinese, per quanto avvezzo a fare i conti con le recenti crisi epidemiche, in prima battuta ha reagito più o meno come Trump.

L’esperienza cinese è stata guardata con sospetto, hanno preso piede teorie negazioniste e complottistiche e tutti gli altri poteri costituiti hanno semplicemente ignorato il problema, relegandolo prima al rango di cinese, poi asiatico, poi italiano, poi euroasiatico, e così via all’infinito.

Ad oggi non c’è angolo del pianeta che non debba fare i conti con la pandemia. Appare incredibile che i dibattiti nei diversi paesi occidentali procedano con i tempi e le stesse dinamiche di chi li ha preceduti. Sembra una sceneggiatura che vede l’umanità protagonista di una assurda e tragica allucinazione collettiva.

Mai come in questa occasione l’arroganza del potere fa il paio con l’irresponsabilità dei singoli.

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