RIFONDARE L’EUROPA

Le pulsioni antieuropeiste in questo momento sono fortissime. Se fermassimo nell’immediato le attività dell’intero continente, faremmo comunque molte più vittime della Cina. Solo l’Italia, alla luce dei dati e delle conseguenti proiezioni statistiche, si è garantita un numero di decessi decisamente superiore. L’Unione Europea ha perso l’ultima occasione per dimostrare di essere qualcosa di più di un comitato d’affari per banchieri e magnati della finanza. Ma adesso siamo arrivati al dunque.

Fin dalla sua fondazione l’Unione Europa ha favorito il processo di accumulazione della ricchezza nelle mani di pochi. Un manipolo di banchieri e finanzieri ha dettato le regole a governi indeboliti dalla sempre più scarsa credibilità della classe politica. Adesso è arrivato il momento della restituzione. Non quella populista e di grillina memoria, smarrita nei meandri dei palazzi istituzionali, ma la più colossale redistribuzione della ricchezza su scala europea dal dopoguerra ad oggi. I popoli europei in questi anni hanno salvato centinaia di istituti bancari. L’Unione Europea ha drenato risorse senza offrire servizi, restituendo solo finanziamenti caratterizzati da meccanismi burocratici asfissianti. Finanziamenti che il più delle volte non si traducono in fatti, ma in tante carte e infiniti contenziosi. A tutto questo non si può che porre fine. L’Unione Europea, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, è già clinicamente morta.

Premesso che nessuno può prevedere con certezza come e quando si uscirà da questa crisi, le ipotesi sono due:

1) Uscire dall’Europa accelerando in modo irreversibile il processo di disgregazione avviato dal Regno Unito;

2) Rifondare l’Europa, delegando ad una nuova entità sovranazionale il governo di alcune competenze fondamentali per la vita e la sicurezza dei cittadini europei.

In direzione della prima ipotesi spingono e spingeranno sempre più i populismi e i sovranismi che sono in forte avanzata in tutti i paesi. Se oggi fosse possibile dar vita ad una consultazione referendaria per uscire dall’Europa l’esito sarebbe scontato e plebiscitario. Si tratterebbe di un clamoroso passo indietro rispetto alla necessità sempre più urgente di declinare in pratica il concetto di cittadinanza universale. Basterà restare a guardare per assistere al divenire di questo processo.

Nella seconda ipotesi in questa fase storica si fa fatica a credere. Si tratta di mettersi al lavoro per costruire un sistema sanitario e di welfare unici per tutti i cittadini europei, un solo sistema educativo e formativo, un esercito europeo. Un lavoro lungo e impegnativo per raggiungere l’obiettivo di avere un’unica voce, forte ed autorevole, che possa parlare a nome di tutte e tutti noi con Russia, Cina, Stati Uniti d’America e tutte le altre realtà internazionali.
Un sogno che può maturare durante una fase che cambierà la percezione della realtà per tutti gli abitanti del pianeta. Non mi illudo che questo cambiamento possa portare esiti positivi, ma so che ognuno di noi potrà dare il proprio contributo alla definizione di un percorso per uscire da una crisi epocale.

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