GOAL

Ricordate l’hashtag #campionatofalsato? Bene, mentre ci si affannava a rilanciare tweets e post, pensavo all’imbecillità dilagante ed ero felice per la prima scelta giusta fatta nel nostro paese. Si, perché se si fosse giocata quella partita, anche solo a porte chiuse, sarebbe stato un disastro. Tutti si sarebbero accalcati in locali e case per non perdere l’ineguagliabile emozione offerta dal “Derby d’Italia”. Sarebbe stato un ulteriore volano per l’accelerazione dell’epidemia.

Tutto quello che è accaduto solo qualche settimana fa sembra passato remoto. Perché a Bergamo si sta sviluppando una tale tragedia? Sicuramente per tanti fattori concomitanti, ma certamente anche perché si è disputata la partita Atalanta-Valencia del 19 febbraio 2020, solo un giorno prima dell’era ante COVID19. Circa una settimana dopo in Spagna sono stati rilevati una decina di casi di tifosi contagiati reduci dalla trasferta a San Siro. Anche questo dato non ha messo in allarme quei cialtroni che gestiscono il mondo del calcio continentale nel 2020. Anche le statistiche che indicavano gli stadi come i luoghi a maggior rischio contagio non ha invitati a desistere. Le Federazioni hanno frignato finanche sulle partite di Coppa Italia e portato avanti le coppe europee fino all’ultimo secondo utile. I tifosi hanno esibito striscioni di solidarietà mentre si assembravano sugli spalti di uno stadio ancora aperto. Napoli-Barcellona è stata disputata a porte aperte il 24 febbraio 2020, giorno 5 dell’epidemia in Italia. Le coppe europee sono andate avanti fino a qualche giorno fa. Il mondo del calcio ha cominciato davvero a fermarsi solo quando hanno cominciato ad ammalarsi i calciatori.
Un vero squallore.
Adesso questi viziatissimi e vigliacchi miliardari scappano a nascondersi in lussuose dimore, fottendosene di ogni regola e facendo valere il potere del loro denaro.

Leggo i tifosi frustrati da questa grave mancanza, trasformatisi improvvisamente in ultras dei diversi virologi. Tutti prontissimi ad insultare, a rilanciare dichiarazioni di singoli scienziati, ad accapigliarsi su temi dei quali ignorano i dati fondamentali. Ho dovuto far fatica in prima persona a non infilarmi in queste diatribe, ma non ci sono cascato, perché sono convinto che lasciarsi distrarre dal chiacchiericcio giornalistico non ci aiuti ad elaborare quanto sta accadendo.

In questo momento dovremmo essere tutti concentrati su come uscire da questa crisi, lavorando alla costruzione di pratiche che ci consentano di continuare a vivere, pur in regime di restrizione delle libertà individuali.
A chi protesta per questa limitazione, rivendicando assurdi diritti alla corsetta o ad altre amenità di questo tipo, voglio ricordare che i padri costituenti ci hanno lasciato in eredità l’art. 16 della Costituzione che al primo comma recita:

“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”.

Agli antifascisti del terzo millennio è bene riportare alla memoria che i padri costituenti erano partigiani, persone che hanno conosciuto la sofferenza causata da un regime dittatoriale e da una guerra. Ma i padri costituenti mettevano un valore davanti a tutti gli altri: la salvaguardia della forma democratica e la tutela degli interessi collettivi e quindi di tutte e tutti gli italiani. Nessuno escluso. A differenza di quello che abbiamo fatto noi nelle generazioni successive: “Ognuno per sé e Dio per tutti”.
Per rispettarli ed onorare la Repubblica Italiana, dobbiamo recuperare il concetto di disciplina. Una forma di rinuncia alle proprie libertà personali, finalizzata a salvaguardare un interesse collettivo superiore e quindi anche noi stessi.
Ecco, se riuscissimo a fare questo, alla fine potremmo urlare tutti insieme: GOAL!

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