IL POPOLO AFFAMATO

Aumentano ogni giorno i video carichi di disperazione che girano in rete. Non solo quelli del personale sanitario e dei parenti delle vittime, ma anche quelli di chi non ha più soldi per fare la spesa. Una platea sempre più ampia e sempre più incattivita che si allargherà esponenzialmente finchè non arriverà un intervento risolutivo.

L’Europa, con tutti i suoi limiti ed i particolarismi nazionali, sta reagendo in modo omogeneo sul piano del metodo, seppur con disallineamenti sui tempi. La sensazione che sto avendo da giorni è che si stia temporeggiando nell’assumere decisioni, in attesa che la situazione si allinei in tutti i paesi. Una dinamica drammatica e stupidamente subalterna agli interessi economici dei singoli stati. Il tempo, almeno in Italia, sta per scadere.

Servono immediatamente misure per evitare che la fame e la disperazione inneschino meccanismi devastanti.

1) Reddito minimo per tutte e tutti;
2) Blocco degli affitti oltre che dei mutui;
3) Calmieramento dei prezzi dei generi di prima necessità.

Inoltre è urgente svuotare le carceri, perché nei paesi che ci hanno preceduto si sono rivelate essere dei detonatori micidiali per l’epidemia. Non c’è ancora chiarezza su come si intenda agire sul territorio nazionale nella gestione delle quarantene obbligatorie.

Abbiamo scoperto che le donne e gli uomini più preziosi, quelli che fanno funzionare i servizi essenziali del paese, sono anche quelli che si ritrovano a lavorare in una condizione di subalternità sconcertante e con livelli retributivi scandalosamente bassi. In questi giorni si parla di solidarietà, si chiedono soldi per sostenere il sistema sanitario nazionale, si fa leva sul buon cuore di volontari disposti a rischiare la vita senza alcun ristoro economico.

Adesso basta.

Deve partire immediatamente quel processo di redistribuzione indispensabile per non ridurre il popolo alla fame.

La storia ci insegna quali istinti si possano scatenare quando il popolo è affamato.

Fate presto.

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