DALLE STELLE ALLO STALLO

Si stima che ad oggi circa tre miliardi e mezzo di esseri umani siano alle prese con i provvedimenti dei governi per fermare la pandemia in atto. La metà della popolazione mondiale. L’umanità va verso la paralisi pressoché totale, mentre il numero dei casi rilevati nel mondo ha superato il milione. Una fotografia impietosa delle nostre contraddizioni, improvvisamente cristallizzate da un evento storico capace di produrre una cesura epocale.

Per la prima volta nella storia dell’umanità tutti i continenti vivono contemporaneamente un’emergenza sanitaria e tutti gli esseri umani sono emotivamente coinvolti e connessi su scala globale. Abbiamo quindi la possibilità di comparare le culture e le loro scale valoriali, ridefinendo i confini geografici per aree omogenee, anche in base ai modelli e alle strategie difensive adottate. Sembra che la pandemia riuscirà a fare il miracolo di fermare anche tutte le guerre. Un altro fatto inedito. Sarebbe il primo cessate il fuoco su scala globale. Per quanto non si possa che esultare per questo effetto collaterale della pandemia, è impossibile non immaginare quanta sofferenza potrà produrre la stessa nei paesi più poveri, nei campi profughi, in quelle aree del pianeta già martoriate dalla cattiveria della nostra specie.

Possiamo notare come le società tradizionalmente organizzate su base collettivista in questo momento storico stiano dimostrando diversi elementi di forza. Non a caso l’Italia si è rivolta a questi paesi per reclutare i medici di cui ha un disperato bisogno. La cultura socialista porta gli individui, nell’esercizio delle loro libertà, ad avere chiaro il confine oltre il quale inizia il campo della libertà altrui, nonché del supremo interesse generale.
Nei paesi ex comunisti esiste ancora il primato della scienza e le competenze dei medici sono ritenute preziose. In questi paesi i cittadini provano deferenza nei confronti delle istituzioni statali. Nell’ex Unione Sovietica un presidente sempre più assimilabile ad un tiranno impartisce ordini al popolo, offrendo al contempo garanzie economiche immediate, a fronte di un sacrificio cui saranno chiamati i più ricchi. Populismo, ma esattamente quello che serve ai russi in questo momento. L’approccio razionalista e materialista si rivela assai più efficace di fronte alle contingenze.
I sistemi basati sullo sfruttamento più sfrenato dell’uomo sull’uomo hanno evidenziato questa peculiarità. I licenziamenti di massa ai danni di disperati che non dispongono di alcun mezzo per continuare a sopravvivere hanno avuto come conseguenza esodi dalle proporzioni bibliche. L’immagine degli indiani che si incamminano in centinaia di migliaia lungo le autostrade deserte rimarrà nei libri di storia insieme a quella dei senza tetto americani sistemati in un parcheggio.
In America è accaduto che Trump abbia richiamato in patria tutte le truppe americane dislocate all’estero. Un altro fatto sconcertante. La patria dell’ultraliberismo ha imboccato una strada che la porterà ad essere la superpotenza più colpita dalla pandemia: tutto questo a causa di un negazionismo fideistico che può mettersi in diretta relazione con l’approccio di una teocrazia come quella iraniana. Un’esperienza, quella dell’Iran, sulla quale si hanno poche notizie, ma della quale si intuisce tutta la drammaticità. Le religioni hanno dimostrato tutta l’inutilità dei loro armamentari ideologici. Oltre alla carneficina iraniana, c’è l’episodio della setta coreana che ha importato il virus da Wuhan (Cina) a Daegu (Sud Corea) rendendosi responsabile di un disastro. Le scene impietose del santone che si inchinava pubblicamente chiedendo scusa all’intero popolo coreano hanno fatto il giro del mondo. In Italia abbiamo avuto diversi casi di cluster in consessi religiosi, quello della provincia di Salerno resta per ora il più significativo. La strategia comunicativa del papa sembra evolvere in direzione di quella funzione consolatoria tanto cara agli italiani. Per quanto possa fare presa sui più, evidenzia tutta l’ipocrisia posta alla base del credo religioso.

I paesi con governi autoritari hanno imboccato la strada della legge marziale, a cominciare dalla Cina. Una delle sfide che le democrazie dovranno affrontare in questo momento è quella di non lasciarsi trascinare sul terreno dell’autoritarismo. Oltre a questo rischio c’è la necessità di uscire dall’economicismo e dell’ipertrofismo burocratico che hanno permeato fin qui le scelte strategiche di paesi come il nostro.

Nella rappresentazione corrente sembra che l’esito di questa pandemia sia diretta conseguenza di un destino cinico e baro e che nulla si potesse fare per evitare la strage in corso. Non è così e in questo momento stiamo capendo come se i governi avessero intrapreso la strada della collaborazione, abbandonando quella del conflitto permanente per l’accaparramento delle materie prime cui siamo abituati, le conseguenza di questa pandemia non sarebbero così drammatiche. Se l’umanità avesse dato credito e centralità al pensiero scientifico oggi non sarebbe in ginocchio.

Ormai è evidente a tutti quanto la strada nazionale sia insufficiente per immaginare di uscire presto e nel migliore dei modi da questa tragedia. Anche se non è ancora patrimonio comune la consapevolezza di trovarci di fronte ad un passaggio di fase irreversibile. Per questo bisognerà attendere ancora qualche giorno, ma i primi segnali cominciano ad arrivare.

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