IL PARADISO IN TERRA

Tutti noi siamo alle prese con i numeri che interessano l’Italia, le nostre Regioni, le nostre città. Li scrutiamo giorno dopo giorno, cercando di trovarci quegli elementi di speranza che possano consentirci di vedere una via d’uscita dall’attuale condizione. Così facendo stiamo correndo il rischio di commettere un grande errore di valutazione.

La notizia della sospensione degli sbarchi di profughi nel nostro paese presto o tardi sarebbe arrivata. È una decisione inevitabile in questa dimensione, ma resta puramente di facciata, esattamente come è sempre stato quando si sono adottate decisioni di questo tipo. Senza spingersi agli sconci del governo giallo-verde, basta ricordare il risultato del blocco dei voli diretti in arrivo in Italia dalla Cina. Stiamo parlando dello stesso tipo di provvedimento. I flussi migratori che riusciamo ad intercettare sono solo una minima parte di quelli reali. Perché le persone disperate non si possono fermare e il nostro sistema di sviluppo produce tantissima disperazione. Oltre allo sfruttamento del lavoro a tutti i livelli, utile a garantire sacche di privilegio, l’aspetto più odioso delle nostre economie consiste nel sistematico saccheggio di materie prime ai danni dei paesi che nel recente passato erano classificati come “terzo mondo”. Adesso ci stiamo accorgendo, giocoforza, che non esistono diversi mondi, ma che il nostro pianeta è unico e le risorse non sono illimitate. Le superpotenze mondiali hanno spogliato l’Africa di immani ricchezze, operando affinché ogni governo che avesse una qualsiasi forma di legittimazione popolare venisse rovesciato, finanziando e armando fazioni l’una contro l’altra. Un continente dilaniato da guerre utili solo a chi lo ha sempre concepito come territorio di conquista.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva messo in guardia sulle conseguenze che questa pandemia avrebbe potuto avere nel continente africano, ben prima che la stessa dilagasse in Europa. Adesso non c’è da discutere se sia opportuna o meno la scelta simbolica del Governo italiano di chiudere i porti, ma da capire cosa intendano fare l’Europa e la comunità internazionale per affrontare quanto sta per accadere in Africa. Lo stesso discorso lo si potrebbe sviluppare in rapporto a quanto accadrà in Sud e Centro America, ma non voglio discostarmi dell’eurocentrismo che caratterizza questa riflessione.
Limitarsi a chiudere le frontiere, senza immaginare di offrire un supporto ai popoli africani, sarebbe una scelta immorale oltre che fallimentare. Infatti è facile immaginare che con la pandemia gli esodi possano diventare biblici ed inarrestabili, con tutte le conseguenze del caso. Le nazioni unite dovranno porsi il problema di garantire un intervento che salvi gli africani dagli effetti devastanti della pandemia e gli europei dal loro egoismo e dalla loro ottusità.

Come affrontare questa prospettiva inquietante, dunque? La risposta non cambia: redistribuzione della ricchezza. Vi siete mai chiesti dove finiscono tutte le ricchezze che vengono sottratte da secoli a questo martoriato continente? Una parte nelle nostre tasche, materialmente e metaforicamente, un’altra parte, la gran parte di queste ricchezze, nei paradisi fiscali e nell’economia sommersa.

Sono questi i cespiti principali da aggredire in questo momento storico, queste le intollerabili ingiustizie con le quali dobbiamo fare i conti. Le mafie e gli scandali come quello dei Panama Papers sono stati trasposti in finzione cinematografica, entrando nelle nostre case come variabili indipendenti della storia, elementi dei quali possiamo limitarci a prendere atto. Qui sta la nostra vera incapacità di pensare ad una rivoluzione che preveda l’eliminazione dei paradisi fiscali e la fine del dominio delle mafie. Un’utopia, mi si dirà. Soprattutto nel momento in cui l’egoismo di singoli paesi è capace di mettere in discussione l’esistenza della stessa Europa. Uno dei motivi per cui stiamo assistendo a slanci di generosità imprevedibili da parte degli individui più ricchi del pianeta è il rischio che si possa andare davvero a mettere le mani in quello che considerano “cosa loro”.

Sono consapevole di pensare e scrivere sulla spinta di una tensione emotiva utopistica, ma penso che l’umanità oggi abbia bisogno di nuove utopie per uscire dall’angolo in cui si è cacciata. Spero che questo tema possa diventare attuale e virale almeno quanto il 5G, perché i paradisi in terra esistono, ma sono esclusivi e riservati ad anonimi figuri.

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