SERVIZI AD OMICIDIO

Ieri sera in tante e tanti abbiamo provato piacere nel sentire le parole del Presidente del Consiglio che ha inchiodato alle proprie responsabilità storiche chi non riesce a fermare la propria personalissima campagna elettorale neanche per un giorno. Personalmente non sono riuscito ad astenermi dal vestire i panni del tifoso che gioisce di fronte al crollo della squadra che ha sempre detestato.
Fine delle emozioni.

Veniamo alla sostanza di quanto emerso dalla conferenza stampa:

1) non ci sono novità sul fronte della riconversione industriale, della semplificazione burocratica e dell’organizzazione dei servizi per superare prima possibile questa fase emergenziale;

2) la partita in Europa è del tutto aperta e al momento non si può certo dire che siamo in vantaggio.

Il primo aspetto è quello che trovo più inquietante, perché ha a che fare con la strategia nazionale di contrasto alla pandemia. Purtroppo abbiamo dovuto rinunciare ad una strategia europea e per ora siamo riusciti al massimo ad ottenere ospitalità dai tedeschi per qualche degenza. L’atteggiamento degli imprenditori italiani è davvero sconcertante. Non hanno mai smesso di combattere per andare avanti e quando sono stati costretti a fermarsi hanno cominciato a sgomitare per riaprire. D’altro canto lo Stato ha avuto una capacità di resistenza alle pressioni molto ridotta, anche perché non sembra essere nelle condizioni di rispondere tempestivamente alle richieste e alle aspettative delle diverse categorie in difficoltà. Il pretesto delle librerie, utilizzato da un noto senatore toscano che passerà alla storia per aver cancellato l’ultimo diritto fondamentale delle lavoratrici e dei lavoratori, sarà utilizzato come test per verificare quale impatto avrà un allentamento della stretta. Ma non solo. Se da un lato è un simbolico contentino al Senatore, dall’altro rappresenta una dimostrazione plastica delle buone intenzioni del Governo nei confronti di chi sta spingendo per la riapertura degli impianti produttivi. Lo stesso dicasi per l’autorizzazione alla ripresa delle attività di disboscamento e della produzione di diserbanti, ovvero di un altro pezzo del settore chimico. Niente di Green New Deal.

Da parte degli imprenditori non si è visto lo stesso accanimento nel correre a riconvertire le produzioni al fine di rispondere con tempestività al nuovo fabbisogno di beni del paese. Un dato che ha dell’incredibile ed evidenzia quali siano i veri limiti del nostro sistema industriale e dell’attuale classe dirigente. Inoltre, cosa ancora più grave, mentre la burocrazia continua a regnare sovrana, non si vede alcuna volontà di organizzare quei servizi indispensabili per accelerare l’uscita dallo stato di eccezione. Perché non si è parlato e si continua a non parlare di servizi di consegna a domicilio dei prodotti alimentari e di tutti i generi di prima necessità? Perché non sono sono stati riorganizzati gli enti locali al fine di affrontare al meglio l’emergenza? Perché non si riesce a mettere in campo alcuna forma di azione di contrasto attivo alla pandemia?

Tutto è lasciato allo spontaneismo e al volontarismo. I dipendenti dei Comuni hanno continuato a lavorare fino all’ultimo istante prima di passare allo smart working e non sono mai stati riorganizzati per affrontare l’emergenza. Vediamo filmini e fotografie di Sindaci ed Assessori che passano dallo sbraitare al consegnare viveri ai poveri in prima persona, ma non abbiamo notizie di servizi reali organizzati per la cittadinanza, se non di qualche provvedimento di proroga o affidamento diretto di servizi aggiuntivi destinati a chi vive in condizioni di estrema difficoltà. Tutti siamo costretti ad uscire di casa perché i servizi a domicilio sono merce rarissima. Eppure sono passati ben 50 (cinquanta) giorni da quel 20 febbraio in cui si manifestò il paziente 1 a Codogno. La soluzione? Sarebbe molto più semplice di quanto sembri e sono certo che le più efficienti Amministrazioni Comunali abbiano già attuato soluzioni di questo tipo senza clamore. Con un serio incentivo salariale destinato agli innumerevoli cassintegrati delle cooperative di servizi che hanno smesso di lavorare e che sono a casa, preoccupati di perdere il proprio posto di lavoro e con tanta voglia di dare il loro contributo in questa battaglia. Senza obbligo, ma su base volontaria. Non gratis. Mi sembra incredibile che anziché organizzare tutte le risorse umane disponibili per combattere e vincere questa battaglia si limitino a dirci di stare a casa e minaccino le peggiori sanzioni se dovessimo pensare di prendere qualche iniziativa. Intanto tutti i lavoratori italiani all’estero che hanno perso il lavoro e che continuano a rientrare da mezzo mondo, vengono invitati ad accomodarsi presso le abitazioni dei loro cari. Evidentemente si è deciso di non prevedere l’organizzazione di strutture atte a garantire la quarantena obbligatoria e sorvegliata per chi si vede costretto a tornare a casa. Questa dimensione è tanto surreale quanto pericolosa e non mi sembra che possa protrarsi all’infinito, per cui si dovrà necessariamente arrivare ad un punto di svolta.

Per quanto riguarda il secondo punto trattato durante la conferenza stampa, ho già scritto diverse riflessioni in materia e continuo a sperare che da questa tragedia possa nascere l’Europa dei popoli. L’attuale livello di confronto tra i paesi europei è tanto lontano da questa idea da farla apparire come pura utopia ed al momento appare ancora bassa la possibilità di riuscire a schiodare i governi rigoristi dalle loro posizioni contrarie all’emissione di titoli comuni. Un ruolo determinante lo svolgerà l’opinione pubblica di questi paesi, perché è evidente che l’Europa politica non potrà che nascere da una larghissima volontà popolare. Solo la consapevolezza di un bisogno di unità ampiamente condivisa potrà portarci a ridimensionare il potere di banchieri e burocrazie e a costruire un futuro diverso.

In conclusione, anche se non è passata la linea di riaprire tutto dopo il 14 aprile sostenuta degli industriali e abbiamo potuto godere di qualche considerazione da parte dei paesi che hanno saputo imporre le loro regole nel vecchio continente, siamo lontani dal vedere una via d’uscita. La traversata sarà ancora lunga perché si continua a sbagliare e ci si ostina nello scaricare sui cittadini responsabilità che sono tutte in capo al decisore politico e alle burocrazie. Quando ne saremo usciti sarà necessario analizzare nuovamente ogni singolo passaggio. Scripta manent.

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