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La censura di una mia riflessione da parte di Facebook, con il conseguente blocco di 24 ore per tutte le pagine e gli account che gestisco, mi ha fatto molto riflettere sul rischio di vedersi privati anche dei pochi canali di comunicazione e di socialità esistenti in questo momento storico.
Spero che l’episodio sia stato causato dalla rigidità dell’algoritmo che potrebbe aver individuato parole chiave pericolose in un testo che in sostanza parla di colonialismo, mafia e paradisi fiscali. Non so se parlare di questi temi possa essere assimilabile all’incitamento all’odio, ma mi auguro che non si tratti dell’inizio di una nuova stagione di arbitrarie censure.

Per rispondere attivamente a questa esperienza negativa prima ho inondato wapp di messaggi per segnalare la censura operata e poi ho cominciato subito ad attrezzarmi per avere uno spazio web dove potermi esprimere senza rischiare nuovi blocchi. Vi ringrazio per avermi subissato di solidarietà ed affetto con le vostre risposte, ma soprattutto per aver voluto esprimere le vostre opinioni in merito al testo incriminato.

Mi sto comportando peggio che nella più accesa delle campagne elettorali delle mia vita, risultando anche invadente, ma confidando nella pazienza, nella sensibilità e nell’attenzione dei miei interlocutori. Questa volta non c’è niente da votare, ma solo da ricostruire un tessuto economico, sociale e politico che si è andato sempre più sfilacciando. Qualcosa di molto più complesso ed entusiasmante dell’andare a raccattare consensi.

Per me la politica è passione e impegno civile. In momenti come questo non riesco a rimanere spettatore passivo, ad assistere indifferente ad una strage con il sorrisetto di chi pensa di essere invulnerabile ed esente da responsabilità.

Mark Zuckerberg nel momento in cui mi ha restituito le funzionalità dell’account mi ha anche avvisato che la prossima volta mi bloccherà per un mese. Correrò il rischio. Intanto eccomi qui!

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