IL PENSIERO CIARLATANO

C’era una volta il pensiero critico, una pratica legata all’analisi della realtà e delle sue contraddizioni. Utilizzo un incipit fiabesco perché ormai è estremamente raro imbattercisi e questo viene spesso sovrapposto e confuso con l’approccio culturale prevalente, intriso di fideismo, fatalismo, irrazionalismo e cerchiobottismo. Tutti elementi che possiamo ritrovare nel dibattito pubblico degli ultimi decenni.

Nelle ultime ore abbiamo ascoltato dichiarazioni sconcertanti, che in tante e tanti abbiamo trovato talmente irrazionali da rimanerne basiti. Come può venire in mente al Presidente della prima superpotenza economica mondiale di interrogarsi pubblicamente sull’efficacia di rimedi terapeutici degni di uno sciamano?

Il pensiero ciarlatano è maggioritario, per questo tutta l’attuale classe politica, di ogni ordine e grado ed in ogni angolo del pianeta, non riesce a fare di meglio che affidarsi alla provvidenza. Ovviamente esistono eccezioni che confermano la regola e che ci offrono qualche speranza, ma nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo assistito ad atteggiamenti che hanno dimostrato l’incapacità di mettere in campo analisi e posizioni che non fossero strettamente connesse ad una campagna elettorale che non si è mai fermata, neanche di fronte al dolore e alla morte. 

Per anni siamo stati anestetizzati da dichiarazioni rassicuranti, ma tutte le rassicurazioni del caso in questa occasione non hanno fatto altro che favorire la diffusione della pandemia. La classe politica che furoreggiava fino a due mesi fa sembra aver perso completamente le coordinate, mentre gli sciacalli imperversano grazie alla loro spietata lucidità. Lo stiamo verificando a partire dalle piccole cose. Le piccole furberie che abbiamo sempre guardato con sufficienza e condiscendenza, ora cominciano ad essere percepite come insopportabili ingiustizie. Questo processo è solo all’inizio e può portare ad una escalation di tensioni e di violenze senza precedenti.

Nessuno vuole sentirsi raccontare la verità e per tutti è più semplice assumere l’atteggiamento tipico dei tifosi. Si tifa per i politici, per i virologi, per i giornalisti, si aderisce ad una teoria per illudersi di poter svolgere un ruolo in un dibattito pubblico che è totalmente separato dai reali rapporti di forza nella società. Siamo abituati ad accontentarci di questo, una partita di pallone o un supereroe del mondo dello spettacolo ai quali dedicarci nei ritagli di tempo che ci lasciano il lavoro e la famiglia. I problemi degli altri non sono i nostri e quindi le battaglie di carattere generale non meritano la nostra attenzione.

In pochi provano a leggere tra le righe, a dare il giusto peso agli interessi che si muovono dietro le quinte, ad entrare nel merito dei problemi inediti che si profilano all’orizzonte e troppo spesso questi tentativi si risolvono in sterili dietrologismi.

Continua ad essere assente una visione condivisa per il futuro dell’umanità e intanto in ogni paese si prosegue sulla falsariga di quanto realizzato fin qui. Ognuno continua ad interpretare il suo ruolo, anche se alla luce della nuova dimensione appare come la caricatura di se stesso. Trump e Boris Johnson rappresentano solo l’epifenomeno di una tendenza generale che sta investendo tutta la classe dirigente su scala globale.

Se non accadrà presto qualcosa capace di porre fine alla pandemia, questo equilibrio non potrà durare. Oggi risulta particolarmente arduo prevedere quali saranno le conseguenze della eventuale rottura, ma è certo che su questo terreno si giocherebbe la vera sfida per il futuro dell’umanità.

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