3 MESI

Sono passati esattamente tre mesi da quel 20 febbraio che ha cambiato il corso della storia nel nostro paese.

Era un giovedì sera come tanti, una piacevole cena a casa di amici, quando arrivò la notizia del paziente 1 a Codogno, cui seguì quella del primo decesso a Vo’ Euganeo. In soli quattro giorni si contarono 71 malati e cominciarono a moltiplicarsi i decessi.

Sono state necessarie oltre due settimane affinché la consapevolezza di quanto stava accadendo cominciasse a crescere. Sono servite immagini forti, testimonianze strazianti, affinché si giungesse alla conclusione che fosse necessario rallentare e poi fermarsi.

Dopo tre mesi ci siamo abituati a convivere con la conta dei decessi ed abbiamo esaurito la pazienza. Una delle constatazioni che più mi inquieta è relativa all’andamento della comunicazione e del dibattito pubblico: sta seguendo in maniera pedissequa e speculare l’andamento della curva dei nuovi contagi. Con il passare dei giorni riprendono fiato teorie negazioniste, che parlano di una pandemia mai esistita, inventata dai media per favorire un oscuro disegno dei poteri forti. Tra qualche giorno tornerà in voga il neologismo coniato dal Ministro degli Esteri: infodemia.

Nessuno sa cosa aspettarsi dai prossimi mesi, ma tutti stiamo provando a costruire una nuova normalità. Si guarda con speranza alle esperienze di altri paesi europei che sembrano essere stati in grado di gestire meglio l’emergenza, ma forse non abbiamo ancora piena coscienza di quanto l’Italia si sia dimostrata fragile di fronte a questo problema.

Intanto il sogno europeista può dirsi rinviato a data da destinarsi ed è già scattata una paradossale concorrenza per accaparrarsi i flussi turistici interni all’Unione. Si litiga per le briciole e non si riesce a progettare un futuro comune.

Il vero dramma è che questo sta accadendo a tutti i livelli, in tutto il paese. Si sono acuiti i personalismi e ognuno cerca di avvinghiarsi alle poche certezze rimaste. È completamente assente un discorso di sistema. Siamo ancora inchiodati sul tema degli aiuti, mentre Francia e Germania pianificano le prossime mosse.

Siamo un paese allo sbando, ostaggio della burocrazia e di una classe politica che si distingue per mediocrità e irresponsabilità, cui possiamo aggiungere un sistema imprenditoriale a dir poco osceno e l’approccio truffaldino di chi richiede aiuti a fondo perduto dopo aver evaso il fisco per una vita. Sinceramente non riesco proprio a concentrarmi sul dove passare le vacanze estive, ma mi interrogo seriamente su dove poter orientare la bussola per immaginare un futuro alternativo al disastro che si staglia all’orizzonte.

E son passati solo tre mesi.

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