50 ANNI DI STATUTO

Dopo un cinquantennio lo Statuto dei lavoratori è stato svuotato della sua anima. Ne è rimasto uno scheletro sempre più corroso dal passare del tempo. Colui che ha colpito al cuore la più grande conquista delle lavoratrici e dei lavoratori in Italia, oggi continua ad imperversare nelle aule parlamentari, pronti a sguinzagliare i suoi seguaci al minimo cenno di Confindustria.

Il mondo del lavoro non è mai stato così polverizzato e la crisi lo ha evidenziato impietosamente. Mentre le organizzazioni datoriali spingevano per andare avanti con la produzione a tutti i costi, le lavoratrici ed i lavoratori si sono ritrovati soli e senza voce. A poco è servito il tentativo delle Organizzazioni Sindacali di recuperare il terreno perso nel corso dei decenni.

È una ricorrenza che giunge nel momento in cui è necessario ripensare la società. Le lotte di milioni di lavoratrici e di lavoratori ci consentono oggi di celebrarla. Sono certo che quelle donne e quegli uomini oggi inorridirebbbero di fronte allo scempio che è stato fatto delle loro conquiste. Abbiamo dilapidato un patrimonio enorme.

Nessuno si illuda che le conquiste che ci sono state sottratte possano esserci restituite senza tornare a lottare. Sarà necessaria una nuova stagione d’impegno per rendere giustizia alle tante e tanti che vivono la propria condizione di totale subalternità in splendido isolamento.

Serve ripartire dal pensiero e dalle biografie di chi ha scritto quella storia, il cui eco giunge fino a noi come monito di futura umanità.

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